Germania, la biblioteca di Colonia apre le sue porte ai rifugiati

La Colonia Public Library ospita i rifugiati della città per progetti di narrazione per condividere le loro storie e per programmi educativi e di accoglienza.

La Colonia Public Library. Foto The GuardianLa Colonia Public Library. Foto The Guardian

di Carolina Carli

La Colonia Public Library apre le sue porte e si trasforma in uno spazio sociale ed educativo per i profughi della città, organizzando eventi quotidiani a loro dedicati, che spaziano da pomeriggi ludici, laboratori di arte e artigianato, a sessioni di tutoraggio per famiglie e bambini, oltre ad un corso settimanale volto a fornire assistenza sulle questioni più pratiche della vita quotidiana, come la lingua, la compilazione di domande di lavoro e la ricerca di un alloggio. Recentemente, la biblioteca, una delle più grandi della Germania, ha anche iniziato un progetto di narrazione digitale, congiunto tra Malmö, Roskilde e Atene, attraverso il quale i rifugiati sono incoraggiati a condividere le proprie storie.

Lo Sprachraum (spazio del linguaggio), una grande sala al piano terra che si trova di fronte all’edificio principale, funge sia da punto di incontro che da centro di apprendimento per le comunità di migranti della città.
L’idea è venuta ad Hanne Vogt, direttrice della biblioteca di Colonia, nel 2015, l’anno in cui la Germania ha accolto più di 1 milione di richiedenti asilo, secondo la politica delle porte aperte di Angela Merkel. L’affluenza alla biblioteca centrale per i corsi di tedesco era tale, che in molti chiedevano se ci fossero spazi aggiuntivi per poter seguire le lezioni. La soluzione, come spesso accade, era sotto i loro occhi: una stanza abbandonata di fronte alla piazza, a ridosso dell’ ingresso principale della biblioteca. Il direttore ha lanciato così l’idea di uno spazio totalmente dedicato ai rifugiati.

Oggi, lo Sprachraum conta la Croce Rossa tra i suoi principali partner, oltre a numerosi sostenitori privati. Il gruppo di volontari, da cui dipende interamente la custodia dello spazio, è cresciuto da 20 ad oltre 50 membri nel corso dell’ultimo anno ed ha una composizione molto varia: studenti, docenti universitari, insegnanti in pensione, pubblicitari ed anche migranti, con vissuti simili a quelli dei nuovi rifugiati.

L’obiettivo fondamentale, l’inclusione, non è sempre facile da perseguire. Non lo è stato, ad esempio, a seguito della strumentalizzazione da parte dei partiti politici di estrema destra e dai gruppi xenofobi, dell’ondata di aggressioni sessuali ai danni di numerose donne, verificatasi a Colonia nel Capodanno del 2015.

Per fortuna però sono molte le istituzioni tedesche che offrono questo tipo di servizi ai rifugiati, una fra tutte l’Associazione delle biblioteche pubbliche di Berlino, che è la prima ad accogliere gli stranieri senza richiedere un certificato di registrazione ufficiale, normalmente un prerequisito indispensabile in Germania.
Per Hanne Vogt la Sprachraum incarna il cambiamento del ruolo della biblioteca nel 21° secolo: il coinvolgimento della comunità.

In Germania, in effetti, librerie e biblioteche sembrano aver mantenuto il loro status culturale, in controtendenza rispetto a molti altri paesi europei. Non senza sforzi però: a quanto pare le biblioteche tedesche si sono meglio adattate ai tempi, trasformandosi in spazi dinamici, con una certa attenzione alle nuove tecnologie e, soprattutto, all’apertura verso la comunità. Molte biblioteche pubbliche in Germania infatti , tra cui quella di Colonia, ora includono spazi in cui gli utenti possono sperimentare, ad esempio, stampanti 3D, occhiali per la realtà virtuale ed ospitano, oltre alle aule studio, bar, zone ristoro ed aree giochi per bambini.
Il futuro, dalla lezione tedesca, sembra essere la contaminazione: di offerte, di servizi, ma soprattutto di popoli.

Leggi tutta la storia