L’atto eroico di essere donne in Colombia

Piccole storie di donne, intensi ritratti che restituiscono un'istantanea dal paese Sudamericano. La Colombia sta vivendo un periodo di violenta metamorfosi e di ricerca di benessere, che tuttavia tarda ad arrivare. Come sempre a pagare il prezzo più alto, in situazioni del genere, sono le donne.

Donne in ColombiaFoto di Chiara Savona

di Chiara Savona

Mentre nell’Europa dei diritti e delle dichiarazioni universali ci lamentiamo per la difficile condizione femminile, per il lavoro mal pagato, per il diverso trattamento salariale tra donne e uomini, le donne in Colombia combattono ogni giorno una difficile lotta per la sopravvivenza, consapevoli che il proprio destino, e soprattutto quello dei propri figli, è nelle loro mani.
Dati gli alti tassi di povertà che affliggono molte parti di questo immenso paese, le colombiane per cercare di sfuggire a un destino a volte segnato, si sposano molto giovani, a 18/20 anni, alla ricerca di una stabilità economica e sentimentale. Naturalmente spesso i risultati di questa tendenza sono il divorzio prematuro, la ricerca di un nuovo partner e, in questo lasso di tempo, la sopravvivenza.
Mi viene in mente A.,39 anni, 5 figli, due mariti alle spalle. Venditrice di piñas y coco, su un bus sfasciato che percorre il sud della Colombia. Mi racconta della sua difficile vita tra un pezzo di mango e l’altro. Mi guarda come fossi una marziana e non capisce che ci faccia una donna sola con il suo zaino in giro per il mondo. Le sue domande sono insistenti e continue, mentre allatta il piccolo e continua a mangiare mango. Mi piacerebbe viaggiare, dice, ma i figli, le bollette, la scuola… La scuola è importante, dice. Magari se studiassero un giorno potrebbero viaggiare loro al posto mio, i loro occhi sono anche i miei in fondo, mi dice sorridendo e mangiando ancora mango.

 

Colombia
Foto di Chiara Savona

Mi viene in mente I. Due anni trascorsi in carcere per spaccio di stupefacenti. Ex badante della mamma di D., mio amico e professore universitario ultra sessantenne in preda a crisi di depressione e solitudine. D. era molto contento che I. fosse uscita dal carcere e voleva presentarmela a tutti i costi. Ci incontriamo su una playa caraibica ventosa, beviamo una birra e mangiamo pesce fritto. Quando D. va a fare il bagno, I. mi parla delle sue aspirazioni, tra chicas ci si capisce meglio, mi dice. Anche lei dopo un divorzio, il carcere e la mancanza di opportunità lavorative in Colombia, è alla ricerca di un futuro per il figlio adolescente. L’unica opportunità l’ha intravista in D., professore universitario e quindi fonte di reddito sicuro almeno per qualche anno per lei e per il figlio. Non è che non lo ami, però preferisco altri tipi di uomini, dice. Vedi chica, la vita è molto difficile qui in Colombia, soprattutto per le donne, dice.
Ancora le donne, las mujeres, tornano insistentemente a narrare di loro stesse, ad essere voci e testimonianza di un passato difficile e di un presente ancora più complicato, e paradossale. Che però non si rassegna a quanto dato, e nonostante la guerra, la povertà, i mille problemi, cerca con grande dignità di andare avanti.
La spiaggia caraibica in cui incontro I. è un lampante esempio delle paradossalità del paese, della grande metamorfosi che sta vivendo l’America Latina, divisa tra un passato coloniale odiato dai più, e una corsa sfrenata al consumismo e allo stile di vita occidentale. Se nella spiaggia risuona la salsa, il profumo del cocco e del pesce, le donne che lottano per la sopravvivenza continuano a cercare gringos da massaggiare, i quali a loro volto arrivano in Colombia alla ricerca di donne e divertimenti facili, soprattutto economici. I palazzoni antistanti la spiaggia ne sono pieni, il centro delle più grandi città colombiane ne è pieno. Las calles di Cartagena, destinazione turistica ormai di fama internazionale, tra balconi fiorati e carrozze di cavalli, ospita decine e decine di ragazzine che ogni sera vanno alla caccia del gringo di turno.
Così tra una cerveza e una siesta su un’amaca, tra grandi paradossi, sorrisi e tanta speranza, scorre lento il tempo in Colombia, mentre mi vengono in mente delle parole di Angeles Perillán che sembrano fatte apposta per A. per I. e per tutte le donne che qui resistono: “ser mujer en el primero mundo es difícil, pero serlo en el resto del mundo es heroico”.