Il sacrificio della foresta di Khimki

Dalla Russia una storia di disastro ambientale e prepotenza del potere

Khimki

di Marina Ferrara

La foresta protetta di Khimki è una realtà unica nell’ecosistema moscovita, un anello verde che circonda l’area a nord di Mosca con mille ettari di betulle, querce secolari, una vivida fauna popolata da alci, cinghiali, numerose specie di uccelli.

La foresta tiene vivo nei moscoviti il ricordo dell’identità fisica di una Russia le cui distese verdi sono in larga parte minacciate e ferite da contaminazioni nucleari, taglio illegale del legno, estrazioni minerarie, urbanizzazione incontrollata. La foresta di Khimki circonda anche l’omonima cittadina industriale a nord-est di Mosca, popolata da 180mila abitanti: l’inquinamento delle industrie, delle attuali autostrade di Leningrado e di Mosca e della vicina discarica, sono tollerabili solo grazie alla boccata di ossigeno offerta dal parco della foresta, sempre affollato nei finesettimana.

Il progetto dell’autostrada e gli interessi in gioco

Ma per la foresta qualcuno ha altri progetti: il passaggio della nuova autostrada Mosca-San Pietroburgo a squarciare il parco naturale, procurando un disboscamento, stando alle previsioni, di oltre 150 ettari. Questo folle progetto di devastazione, approvato e firmato da Putin, appare ancor più insensato se si valuta con il tracciato alla mano: l’autostrada seguirà, all’interno di Mosca, il percorso lineare della vecchia ferrovia nota come linea d’Ottobre, attraverserà dopo la Ring Road e poi prenderà improvvisamente una brusca deviazione verso nord-est, entrando nella foresta e quasi a toccare l’aeroporto di Sheremetevo, per poi tornare sui suoi passi e riprendere il percorso rettilineo della linea ferroviaria. Questo ampliamento del raggio apparentemente ingiustificato non è l’unico elemento a non quadrare: sebbene sia stato mantenuto il segreto sul progetto, soprattutto a discapito delle popolazioni locali, questo veniva già discusso da anni dal Ministero dei Trasporti e l’improbabile percorso attraverso la foresta fu selezionato all’epoca anche dallo stesso sindaco di Khimki. Non solo il percorso prescelto risultava, tra le tre alternative proposte, quello meno efficiente in termini di qualità ecologica, ma non è stata neanche presa in considerazione l’opzione più ovvia: ovvero quella di continuare semplicemente a seguire la linea retta della ferrovia. E’ evidente che il disboscamento della foresta, pur andando contro la legge ed essendo inefficiente ed illogico, va ad alimentare alcuni interessi. Anzi: molti. Gli interessi in gioco sono innanzitutto quelli del Ministero dei Trasporti, della Banca Eurpea degli Investimenti, dei tanti investitori europei coinvolti e dell’Avtodor, organizzazione non-commerciale del Ministero. Tali interessi vengono notevolmente favoriti da questo perscorso apparentemente insensato: tanto per cominciare in questo modo l’autostrada si avvicina enormemente all’aeroporto, abbattendo i costi per la prevista costruzione di una strada ex-novo. Inoltre il passaggio nel bosco consente di evitare qualunque trattativa con proprietari ed evita di adottare soluzioni tecniche che vanno a gravare sui costi di realizzazione (gallerie, ponti, ecc.). Eppure queste non sono che briciole, il vero business è altrove: è nei piani di sviluppo urbano che renderebbero tutta l’area della foresta molto appetibile per investimenti futuri, e che avrebbero la strada spianata se fosse riconosciuto un diritto di sfruttamento dell’area e se arrivasse l’autostrada a farne crescere il valore. In questo modo non solo i 150 ettari di autostrada, ma tutti i 100mila ettari di foresta adiacenti a Mosca diventano una vera e propria miniera d’oro.

Protesta, repressione e manipolazioni delle normative

La protesta da parte dei cittadini e delle associazioni ambientaliste è arrivata molto tardi, per il semplice fatto che sul progetto è stata mantenuta la massima segretezza fino alla sua approvazione, insomma è stato reso noto solo a cose fatte. Yevgenia Chirikova, leader della protesta, racconta che la notizia della nuova autostrada nella foresta è apparsa per la prima volta su un giornale locale, a caratteri piccoli, vicino ad una pubblicità per la predizione della fortuna! La reazione dei cittadini di Khimiki e delle aree limitrofe era inevitabile e l’escalation della repressione nei confronti degli attivisti è andata di pari passo con la crescita del movimento a difesa della foresta. Il primo passo degli attivisti è stato quello di dare visibilità e diffusione al progetto dell’autostrada, in principio noto a pochi: la prima reazione delle autorità in proposito è stata quella di multare un ragazzo che distribuiva volantini informativi. Come accadeva ai tempi dell’Unione Sovietica, tutti gli appeli dei residenti, compresi quelli al presidente russo, sono stati rinviati alle autorità locali e la questione è stata ignorata a livello centrale. Il movimento tuttavia ha ottenuto il sostegno della Duma (Camera Bassa) di Mosca, del dipartimento moscovita per le Risorse Naturali, dei partiti Comunista e Yabloko. Nello stesso anno, il 2008, la repressione si fa violenta e comincia la lunga serie di aggressioni, anche mortali, ai danni di giornalisti e attivisti. Il primo ad essere aggredito e ridotto in fin di vita in circostanze misteriose è stato il giornalista Mikhail Beketov. Beketov, che oggi vive su una sedia a rotelle senza più la facoltà di parlare, indagava in prima persona sulle implicazioni e i retroscena del progetto, si era schierato con gli attivisti in difesa della foresta e soprattutto aveva dato loro voce attraverso il suo giornale locale, il Chimkinskaja Pravda. Il collegamento tra il caso della foresta e il tentato omicidio di Beketov è risultato ovvio sin dall’inzio e il disinteresse delle autorità locali rispetto al caso della sua aggressione ne è stato ulteriore conferma. La protesta ne è uscita inevitabilemnte rafforzata e inasprita, tanto che nel 2009, in occasione delle elezioni comunali, il sindaco Strelchenko, pur di ottenere consenso per la sua ricandidatura, si era visto costretto ad annunciare l’annullamento dell’ordinanaza 357-R e del decreto Goromov 358/16, alla base del progetto dell’autostrada. Subito dopo la rielezione del sindaco gli interessi intorno al progetto hanno ricominciato a farsi pressanti: senza alcun intenzione di revisionare il progetto e ridimensionare i profitti, piuttosto che cercare un compromesso con il movimento si è scelto di aggirare l’ostacolo. Nel 2009 infatti l’articolo 86 del Codice Forestale, a tutela di boschi e foreste e apertamente in conflitto con il progetto, è stato semplicemente abolito. Abolire la norma per evitare di infrangerla e di allontanare gli investitori europei con un progetto compromettente. A questo si aggiunge che il Servizio Forestale dello Stato, l’unico a pronunciarsi negativamente sul progetto sin dal primo momento, era stato praticamente smantellato, trasferendo la conservazione delle foreste alla competenza del Ministero dell’Agricoltura. Qualunque altro ostaclo legislativo è stato aggirato con un cambio di definizioni: nella documentazione del progetto non compare mai la dicitura “foresta” o “bosco”, ma al più “bosco di protezione” o “zona di tutela delle acque”. Glui sforzi non sono bastati a negare ciò che era ovvio, ovvero che quella di Khimki è una foresta, e così il decreto Goromov è stato abolito. Ma nel Novembre 2009, Putin ha infranto ogni regola e ha firmato la legge ? 1642, secondo cui lotti di terreno nel centro della foresta vengono convertiti in terra per il trasporto. Vale la pena ricordare che la repressione non si è limitata a qualche atto di violenza da parte delle forze dell’ordine, agli arresti illegittimi e alla manipolazione delle leggi vigenti. La repressione è stata in questi anni subdola, violenta e sanguinosa. Dietro le quinte, oltre le manovre politiche e legislative, ci sono stati assassinii e tentati omicidi, ai danni soprattutto di giornalisti. Ai giornalisti schierati in difesa della foresta e rimasti vittime di attentati i(Granin,Slyusarev, Beketov,Jurov,Protazanov, Kashin e Adamchuk) abbiamo dedicato la piccola inchiesta “Morire per delle Idee”.

La crescita del movimento e la marcia indietro di Medvedev

Questo raggiro ha spinto Greenpeace e il WWF russo a rivolgersi direttamente agli investitori europei e a fare appello al Partito Verde Europeo per fare pressione su questi. L’appello ha avuto un riscontro e il Parlamento europeo ha rilasciato un avviso agli investitori europei sottolineando che una partecipazione al progetto sarebbe inaccettabile. L’organizzazione internazionale Bankwatch, che monitora il rispetto del diritto nelle attività di investimento delle banche dell’UE, ha iniziato a seguire con attenzione gli sviluppi e il senatore francese Dominique Voynet, ex ministro all’Ecologia,ha personalmente messo in guardia la società Vinci sull’inammisibilità del progetto. Inoltre i difensori della foresta hanno presentato un ricorso alla Corte Suprema, chiedendo che il decreto di Putin ? 1642 venga dichiarata illegale. Il 2010 è stato l’anno della grande mobilitazione a difesa della foresta, ma anche delle intimidazioni e degli arresti, sia della leader della protesta Yevgenia Chirikova e che dei due famosi attivisti Alexey Gaskarov e Maxim Salopov, arrestati durante una manifestazione il 28 luglio 2010 e rilasciati solo ad ottobre (per assenza di prove), dopo aver seriamente rischiato fino a 7 anni di carcere. Il 22 Agosto 2010 c’è stata la più bella e partecipata manifestazione in difesa della protesta: in Piazza Pushkin, nel centro di Mosca, si sono radunate tremila persone, una cifra ormai molto alta in Russia per raduni politici di opposizione. La manifestazione prevedeva anche un concerto nella piazza, ma le autorità hanno impedito l’accesso delle attrezzature per l’amplificazione alla piazza. Il cantante rock Yury Shevchuk ha così cantato lsolo con la sua chitarra acustica e senza amplificazione. Pochi giorni dopo, durante un concerto degli U2 tenuto a Mosca, Bono Vox ha salutato dal palco la leader del movimento. All’inzio di Settembre un’inaspettata apertura del presidente Dmitri Medvedev ha riacceso la speranza: questi nel suo video-blog del Cremlino ha comunciato : “La costruzione di questo tratto autostradale è stata oggetto di una decisione governativa e di deliberazioni giudiziarie. Tuttavia i nostri cittadini, i rappresentanti di Russia Unita e dei movimenti di opposizione, oltre a diverse associazioni ed esperti, ritengono che il progetto necessiti di un ulteriore riesame”. Pressato dal suo partito (Russia Unita, attualmente al potere) e preoccupato per la risonanza internazionale del movimento dissidente, Medvedev per la prima volta sembrerebbe aver agito non in linea con le indicazioni di Putin. Ma la storia recete di questa lotta in difesa della Foresta insegna che la battaglia è tutt’altro che finita. E le sorti di un bosco potrebbero creare i precedenti per decidere le sorti di quel che resta di uno straordianrio partimonio naturale, quello russo, minacciato dalla cieca politica globale di mercato. – See more at: http://www.lestoriedialtro.org/art.php?id=93#sthash.b2aQX4Kf.dpuf