CleaNap: ovvero la resistenza della scopa

Alcuni ragazzi si incontrano per pulire le strade di Napoli

di Marina Ferrara.

"Immagino come un dopoguerra, un film di persone che scendano in strada a prendere ciascuna il proprio sacco di spazzatura e se ne rientrino in casa". Così comincia un articolo di Adriano Sofri dal titolo "Se a Napoli arrivassero gli angeli della monnezza", nel quale ipotizza sia ancora vivo negli italiani quello spirito di solidarietà e partecipazione civile che dopo l’alluvione di del 1966 portò centinaia di giovani a Firenze per salvare i libri preziosi di quella città dal fango. "Verrebbero a Napoli, i loro coetanei d'oggi, a passarsi di mano in mano i sacchi di spazzatura, se solo ci fosse alla fine un posto in cui depositarli". Quelli che abbiamo incontrato per le strade di Napoli non saranno angeli e infatti da soli non possono risolvere il problema rifiuti, ma ramazzano sodo, tentando di porre un argine al degrado alluvionale. Ci siamo fatti raccontare tutta la storia da Emiliana Mellone, una di loro.

Emiliana, ci dici in due parole in che consiste la vostra iniziativa e com'è nata?
La nostra iniziativa si chiama CleaNap, un gioco di parole che fonde il verbo To Clean (pulire, ma anche moralizzare) e NAP, iniziale della nostra bistrattata città.
CleaNap è una proposta di partecipazione attiva, un atto dimostrativo sottoforma di guerrilla civile che mira ad innescare una semplice riflessione: è più facile non sporcare che ripulire, ma è anche un monito verso chi si occupa della pulizia e della manutenzione della città e non lo fa con il giusto impegno.
Il tutto è nato per caso, durante una passeggiata con dei miei amici a piazza Bellini: guardavamo con indignazione lo stato delle mura greche della piazza, tale evidenza storica ed archeologica sarebbe tutelata e valorizzata in altre parti del mondo, invece qui vige il degrado. Sono tornata a casa e ho lanciato un appello via Facebook. Questa la genesi di CleaNap!
Che obbiettivi hanno le vostre "azioni", a parte naturalmente ripulire nell'immediato uno dei tanti scorci di degrado urbano?
L'effetto immediato delle nostre azioni è sicuramente conferire un minimo di dignità alle piazze lasciate all'incuria, ma siamo abbastanza coscienti da comprendere che a distanza di poco tempo, la situazione ritornerà al punto di partenza se chi di dovere non ci supporta nel tempo. La continuità non la si ottiene da soli. Mi riferisco a tutti i frequentatori delle piazze scelte, ai commercianti e alle attività che si trovano in loco, ai dipendenti comunali specializzati. E' bene sottolineare che i nostri sono atti puramente dimostrativi, una sorta di happening sociale, un flash mob che ha luogo in una mattinata intera, durante cui liberi cittadini scendono in strada e "fanno piazza pulita".
Riuscite a coinvolgere anche i cittadini della zona e a renderlo un processo sufficientemente partecipativo?
L'intento è proprio quello: innescare un meccanismo di partecipazione non solo fine all'evento, ma soprattutto che duri nel tempo. I cittadini della zona, vivono la piazza a 360°, quindi sono i primi implicati. Nell'azione dell'11 giugno in piazza Bellini, molte persone che vivono in piazza ci hanno raggiunti e si sono uniti a noi, spontaneamente. Gli esercizi commerciali ci hanno fornito l'acqua per le pulizie e i ragazzi che solitamente frequentano la piazza sembravano entusiasti. Spero che nel breve-lungo periodo, siano proprio loro a prendersi cura della zona. Ognuno nel suo piccolo, già non buttare carte in terra o cicche di sigaretta nei giardinetti è un atto potenzialmente rivoluzionario, se s'innesca una catena emulativa.
Cosa ti aspettavi quando avete cominciato questa avventura: vi immaginavate questo tipo di reazione dalle persone?
Come ti dicevo, ho lanciato la proposta/evento CleaNap, partendo dalla mia pagina Facebook e quindi diffondendola ai miei amici. I meccanismi di condivisione dei social network sono formidabili: in poco più di 24 ore, già c'erano oltre 100 persone aderenti e alla fine avevamo 460 potenziali partecipanti. In piazza si sono susseguite un centinaio di persona nel corso della mattinata, il nucleo dei miei amici era formato da una decina di persone al massimo. Un bel risultato per un profano!
Lo scorso anno noi de Le Storie di Altro abbiamo conosciuto e intervistato Dana Moussa, una ragazza egiziana che attraverso facebook ha creato il movimento "Clean Up Giza", con cui è riuscita a coinvolgere un gran numero di cittadini in azioni di pulizia analoghe alle vostre per rispondere alla crisi dei rifiuti a Il Cairo. Mi stupisce che in luoghi tanto lontani, Napoli e Il Cairo, siano spontaneamente nati movimenti tanto simili! Cosa scatta secondo te ad un certo punto: dopo tanti anni di crisi dei rifiuti, cosa vi ha fatto alzare la testa e rimboccare le maniche?
Ho letto con attenzione ed interesse il vostro splendido articolo relativo all'evento de Il Cairo, che ho conosciuto a posteriori rispetto a CleaNap. In fin dei conti, non credo che Napoli e Il Cairo siano così dissimili, anzi credo che ovunque nel mondo si verifichi una situazione del genere, il popolo non possa stare a guardare. Anche soltanto per lanciare un segnale.
Non conosco bene le questioni egiziane, ma quelle della mia città sono strutturali e strutturate da troppo tempo: esistono meccanismi politici e camorristici che rendono vano il comportamento dei cittadini, la buona volontà di tutti. Ciò nonostante, Napoli è sveglia ed è inferocita. Per tutto l'inverno si sono susseguite manifestazioni su manifestazioni, proteste contro la provincia, regione e comune per combattere l'immobilismo e lo scarica barile. Nessuna ha avuto risonanza e conseguenze reali. Non si comprende che ne vale la dignità e la salute di una popolazione intera. Tali manifestazioni sono state un crescendo: inizialmente la partecipazione era bassa (la disillusione e il disincanto, ci avevano portato via tutto) ma oggi è il momento di agire. Le elezioni amministrative, personalmente, mi hanno dato speranza, ecco perché CleaNap è nato oggi e non prima. Oggi credo che esistano i presupposti per creare condizioni di vita migliore nella mia città, speriamo che la politica non ne faccia questioni di principio e che si dia da FARE. Sul serio.
Sempre Dana Moussa ci ha detto:"noi tutti siamo responsabili per il posto in cui viviamo". Sei d'accordo e soprattutto dove finiscono le nostre responsabilità e dove cominciano i doveri delle istituzioni?
Sono d'accordo al cento per cento. Ogni cittadino deve imparare a comportarsi in maniera civile; spesso assisto ancora oggi a comportamenti inspiegabili. Cerco di catalizzare la rabbia e dar vita a discussioni costruttive, ma l'ignoranza è molta in giro, questo non lo posso negare. Ciò nonostante, credo che maggiore dell'ignoranza di qualcuno sia la buona volontà di molti altri. Ognuno quindi deve comportarsi correttamente: ridurre la produzione di rifiuti, riusare e riciclare tramite una corretta raccolta differenziata. Nel quartiere dove vivo ci sono i contenitori appositi, ma spesso si vocifera che chi viene a raccogliere, poi riversa tutto insieme...E' qui che devono entrare in gioco le istituzioni e fare piazza pulita dei meccanismi perversi che danneggiano la nostra città. E poi ci devono assicurare che i nostri diritti vengano rispettati: abbiamo il diritto di passeggiare e di riappropriarci della nostra città.
Qualche settimana fa abbiamo invece conosciuto il Prof. Paul Connett, carismatico ideatore della strategia "Zero Waste". Lui sostiene, tanto per cominciare, che costruire inceneritori non è una soluzione, ma aggrava il problema. Che bisogna tendere, attraverso tutti i punti della strategia "Zero Rifiuti" ad eliminare progressivamente tutti i rifiuti residuali, ovvero non riutilizzabili, riciclabili e compostabili (la cosiddetta indifferenziata). Questo presuppone non solo una riorganizzazione della gestione rifiuti, ma un cambiamento radicale nei modelli di consumo e produzione: consumare criticamente pensando a che tipo di rifiuti genererà il prodotto (e relativo imballaggio) che acquistiamo e forzare le industrie a produrre solo ciò che è riciclabile. Sei d'accordo o pensi che ci basterebbe anche una revisione più superficiale, diciamo logistica, della gestione rifiuti?
Sono assolutamente d'accordo e credo che ciascuno nel proprio piccolo possa già iniziare questa rivoluzione con un po' di buona volontà. Usare prodotti vendibili alla spina per il detersivo, ad esempio, produrre in casa sapone o dentifricio, ridurre l'uso dei fazzoletti, piatti e bicchieri di carta, tanto per citare cose fattibili nell'immediato da ciascuno.
La nostra terra soffre a causa dei rifiuti anche grazie alle Ecomafie: la spazzatura è un business che frutta alle camorre (e soprattutto ai casalesi) milioni di euro nella sola Campania. Se CleaNap non può certo intaccare i grossi protagonisti di questi traffici illegali, forse può scuotere le sue vittime: noi cittadini. Tu credi che la nascita di un diffuso e condiviso movimento dal basso, di cittadini che dicono BASTA, possa cambiare le sorti di questa città, per i rifiuti e non solo?
La nostra speranza è esattamente questa, dire basta e comportarci di conseguenza. Partendo dal basso..."People have the power", per citare Patti Smith!
Emiliana, quali sono i vostri progetti per il futuro. Quanto ancora vi volete spingere con CleaNap?
Speriamo di fare nuove azioni e di ricevere un cenno da chi di dovere, per rendere meno vana la nostra buona volontà e magari concretizzare azioni di manutenzione durature nel tempo.
Non siamo nè dei spazzini, nè dei volontari: facciamo provocazioni costruttive! Ancora, auspichiamo che il nostro comportamento, che tra l'altro prende spunto da un evento simile che ha avuto luogo a Piazza del Plebiscito qualche settimana fa, possa dar vita ad azioni parallele che avranno tutto il nostro appoggio e la partecipazione dei membri, compatibilmente agli impegni e alla vita di ciascuno! Se gli intenti che ci muovono sono comuni, non ci resta altro che fare rete e combattere assieme!