Orti in Città per coltivare l’accoglienza

A Marghera, nel quartiere multietnico Cita, un orto comunitario diventa prezioso strumento di rigenerazione urbana e sociale, ma soprattutto azione collettiva che getta un ponte tra le comunità che lo abitano.

Orti in Città

di Marina Ferrara

Orti in Città (o in “Cìta”, che dir si voglia) nasce circa due anni fa nel quartiere Cita a Marghera, nella terraferma veneziana, da un gruppo informale di cittadini animato dal desiderio di disporre di uno spazio di socialità e aggregazione: quello che era un prato oggi è un orto comunitario, uno spazio bello, accogliente e condiviso. In questo piccolo pezzo di mondo si coltivano verdure, piante aromatiche e fiori, ma anche progetti di outdoor education, momenti di incontro e confronto, relazioni tra cittadini del quartiere, sia veneti che stranieri.

Sono arrivata qui di sabato mattina, in compagnia di altri membri della Libera Rete degli Orti Urbani di Venezia e Terraferma, un fervido gruppo informale (di cui anche Orti in Città fa parte) che si impegna a creare sinergie tra tutti coloro che sul territorio curano orti urbani con finalità sociali, educative e relazionali. Eravamo lì per trascorrere del tempo insieme, conoscerci e raccontarci le rispettive esperienze, ma anche per esprimere la nostra solidarietà e il nostro sostegno all’orto, dopo che alcuni esponenti dell’Amministrazione hanno dichiarato sulla stampa di voler dare allo spazio una destinazione differente. Per questa ragione quella mattina erano stati invitati anche l’Assessore alle Politiche Sociali Simone Venturini e il Presidente della municipalità Gianfranco Bettin, entrambi impossibilitati ad intervenire. E’ stata comunque una bellissima mattinata di dialogo e incontro, in cui ho ricevuto da parte di un variegato gruppo di “ortolani urbani” un’affettuosa accoglienza e il desiderio sincero di condividere progetti e propositi per il futuro. Tra le belle persone incontrate c’era anche Davide, che partecipa al progetto sin dalla sua nascita e a cui ho potuto fare qualche domanda.

 

Davide, Orti in Città è un orto comunitario in cui non ci sono recinzioni o frazionamenti, ma tutti cooperano nella cura di uno spazio comune. Ci spieghi come nasce questa iniziativa le ragioni di questa impostazione dello spazio condiviso?

 

Per capire i perché dobbiamo fare un piccolo passo indietro: il quartiere Cita nasce nei primi anni 70 per dare alloggio a giovani famiglie di dipendenti pubblici che costituivano un gruppo molto omogeneo per cultura e ceto sociale. Dai primi anni del 2000 il fisiologico ricambio generazionale ha portato nel quartiere nuove famiglie di immigrati attirati dalle possibilità economiche che offrono le attività turistiche, il polo industriale e la cantieristica navale attorno a Venezia. La provenienza di queste famiglie è in prevalenza da Cina e Bangadlesh e si è passati nel giro di pochissimi anni da una presenza di “foresti” ( extracomunitari ) irrisoria a circa il 35%. Il risultato più evidente a Cita è stata la creazione di gruppi chiusi: veri e propri ghetti all’interno del quartiere che difficilmente entrano in contatto, anzi spesso si scontrano. L’orto nasce come segnale di rottura: condivisione e ricerca della comunicazione, anche solo attraverso la condivisione del lavoro, opposta alla chiusura. Dopo due anni si è costituito un piccolo nucleo di famiglie del quartiere che sono diventate il motore principale delle iniziative del gruppo: tra queste ci sono famiglie italiane, cinesi e bengalesi.
Vengono organizzati eventi in relazione al calendario delle colture per evidenziare differenze ma anche le molte somiglianze culturali e lo stare accanto, condividendo gli spazi e il lavoro dell’orto, diventa motivo di confronto su più livelli.

 

Agricoltura urbana a Marghera

 

Infatti ho notato che il vostro orto è multietnico anche nelle coltivazioni: ci sono colture per noi insolite proposte dai cittadini bengalesi e cinesi che partecipano alla cura dello spazio. Com’è adesso l’interazione tra le comunità dentro e fuori l’orto?

 

Sin dall’inizio tutti gli aderenti al progetto sono stati invitati a portare qualcosa che fosse loro in termini di cultura e conoscenza da condividere con il gruppo e la risposta non è mancata: alcuni ortisti cinesi hanno piantato moltissime varietà di ortaggi tipiche della loro cultura mostrando al gruppo doti e pratiche orticole sconosciute ai più. Altri ortisti hanno provato con semi di ortaggi autoctoni scoprendo che esiste una varietà ben diversa da quella del supermercato. E’ stato importante vedere la volontà di tutti di conoscersi partendo dai valori che ci uniscono e alimentazione e salute sono valori universali. Con il passare del tempo persone che prima si ignoravano hanno incominciato a salutarsi per strada … sembra un buon inizio.

 

Molto spazio viene dato ai piccoli, lo si vede sia nella progettazione fisica degli spazi – con il delizioso cerchio delle favole e le piccole sedute realizzate con materiali di recupero – che nei programmi di outdoor education rivolti ai bambini. In che modo la partecipazione dei bambini ha influenzato il progetto complessivo dell’orto?

 

Possiamo dire che il progetto dell’orto nasce per i bambini e trae insegnamento dal loro essere aperti e privi di pregiudizi: vediamo bambini di nazionalità diversa giocare negli spazi dell’orto insieme e spesso senza parlare la stessa lingua. Il progetto dell’orto è un esempio per gli adulti che si sono dimenticati che la curiosità del “bambino” lo sprona a vincere la paura di ciò che non conosce.

 

Uno dei progetti che ha trovato casa nell’orto è un’iniziativa di fotografia fuori dal coro proposta dai membri di Orti in Città. In che consiste questo progetto?

 

Il progetto del Corso Fotografico nasce sempre nell’ottica di creare occasioni di coinvolgimento da parte dei residenti del quartiere ma costituisce, al contempo, un “ponte” verso l’esterno del quartiere stesso, verso la cittadinanza intera di Marghera. L’idea è stata quella di “usare” un tema che appassiona molti, come la fotografia, per fare cultura ed auto promuoverci. Fornire nozioni di lettura delle immagini e storytelling fotografico è stato il modo per condurre un gruppo di semplici cittadini a descrivere in fotografia e parole la realtà dell’orto-giardino; i piccoli portfolio fotografici prodotti sono stati allestiti e presentati in una mostra cittadina. Inoltre il materiale prodotto costituirà una base documentale che sarà utilizzata in forma di mostra itinerante e lo stesso materiale sarà raccolto in un piccolo opuscolo da regalare ed utilizzare per presentare l’attività del gruppo dell’Orto-Giardino della CITA.

 

Rispetto alle reticenze espresse da alcuni esponenti dell’Amministrazione sulla stampa, siete riusciti ad aprire un dialogo, per mostrare la natura inclusiva e partecipata del progetto? Quanto siete fiduciosi e quanto preoccupati per il destino dell’orto?

 

Ci si è resi conto sin dal principio che i problemi di comunicazione non erano solo all’interno del gruppo di ortisti, per le difficoltà linguistiche, ma anche di comunicazione verso l’esterno con gli stessi abitanti del quartiere e l’amministrazione pubblica. E’ ancora in corso il lavoro del gruppo per spostare l’attenzione dalla “forma” al “contenuto” del progetto e vediamo segnali positivi in tal senso, che ci rendono fiduciosi che il progetto continuerà in futuro.

 

Buoni propositi per il 2017? Quali iniziative seminerete?

Il prossimo anno partirà un angolo di book crossing per lo scambio e la lettura di libri nel quartiere all’interno dell’orto. Ed è in corso una ridefinizione degli spazi dell’orto funzionale a rendere esplicita la vocazione educativa e ricreativa degli spazi più che quella “ortistica”.

Grazie Davide, in bocca al lupo a tutti gli ortisti della CITA!