E-Idetiche

Capii che dovevo liberarmi dalle immagini che fin qui mi avevano annunciato le cose che cercavo. Solo allora sarei riuscito ad intendere il linguaggio di Ipazia. Italo Calvino

di Valeria Mazzucato. Foto di 

Ci sono cose che l'uomo inventa per rispondere alle sue esigenze. Ogni periodo storico ha le sue peculiarità e le sue difficoltà, ogni periodo storico ha le sue teorie, i suoi modelli, i suoi valori e le sue pratiche. Ci sono cose che nascono come "rimedi" a talune "esigenze".
A volte nascono informalmente, dal basso, dalla gente comune che crea delle nuove pratiche per favorire i bisogni di un gruppo di persone, che condividono lo stesso territorio, lo stesso livello di vita o lo stesso obiettivo. Se il "rimedio dal basso" funziona, spesso accade che la pratica si diffonde. Se poi ha molto successo, si istituzionalizza e diviene regola comune adottata da un sistema di governo locale, o addirittura su scala più estesa. A volte invece i rimedi nascono dall'alto del potere e delle istituzioni, che decidono quale sia il problema da trattare, e quale sia la corrispondente soluzione. Le teorie e gli strumenti cambiano continuamente e si evolvono nel tempo, come dei camaleonti, a seconda delle mode di ogni epoca… e così sia, il "menù del giorno" dettato dalla religione, dalla morale, dal re, dalla commissione europea o dal fondo monetario internazionale.
Ci sono credenze che vanno per la maggiore, e che cercano di regolare la condotta degli individui per mantenere un certo grado di ordine sociale. Ebbene, se siete riusciti a leggere fino a questo punto senza addormentarvi, qualcuno forse si chiederà cosa hanno a che fare tutte queste divagazioni con la pagina di questo blog?!

E-idetiche, il nome del blog, è un gioco di parole che racchiude più significati. Vuole essere una sorta di contenitore di idee-etiche su web (ecco la e- !), ma prende spunto anche dalla interessante fenomenologia di Husserl, che indica come eidetico l'intuizione intellettuale delle essenze. Senza troppo perdere il filo, in breve il filosofo austriaco studia le essenze, oggetti ideali della mente indipendenti dalla realtà esterna. Per eidetico si intende il processo di ridurre l'idea di un fenomeno alla sua essenza prima e originale, priva di accessori. Eccoci arrivati al punto! Com'è potuto succedere che, nel tempo, alcuni meccanismi nati con lo scopo di migliorare la vita delle persone, si sono talmente distaccati dalla loro finalità prima e originale, che hanno preso una direzione completamente diversa se non opposta, e intrapreso una vera e propria vita a sé stante? Dov'è che ci siamo persi e che è sorto l'inghippo… quel pasticciaccio brutto?? Se cerchiamo nel dizionario, è interessante scoprire che l'origine della parola economia deriva dal greco oikos, "casa", inteso anche come "beni di famiglia", e nomos, "norma" o "legge", ma anche "pascolo".
Insomma, la parola economia è nata niente-po-po-di-meno-che con il significato di "amministrazione della casa e della comunità"! In seguito, la definizione è cambiata notevolmente: l'idea dal basso riferita all'organizzazione delle comunità, nella loro sfera focolare, è stata assorbita e fatta propria dagli strumenti di governo, che stanno un po' più in alto. E oggi nei libri universitari si legge che il termine indica una vera e propria scienza. La scienza che si occupa di studiare come utilizzare le risorse scarse presenti nel nostro pianeta (naturali, umane, finanziarie, eccetera) per soddisfare al meglio i bisogni sia individuali che collettivi. In particolare, tale scienza si adopera per cercare di ottenere il massimo risultato con il minimo sacrificio di risorse. E fin qui nulla di preoccupante, anzi appare una disciplina molto promettente. Ma ecco che da questa "nuova" accezione, dall'epoca della rivoluzione industriale in poi sono fioriti come funghi modelli e teorie sui processi di produzione, di distribuzione e di consumo per i più svariati beni e servizi che soddisfano i più svariati bisogni. Aimè le teorie hanno l'ingrato compito di incasellare la complessa realtà in definizioni e modelli assai limitanti e discutibili, come l'aberrante teoria della crescita economica infinita, elaborata proprio durante l'epoca della rivoluzione francese e sviluppatasi successivamente durante la rivoluzione industriale di Adam Smith, proprio quando le enormi disuguaglianze sociali facevano morire il popolo di fame! Com'è che la dimensione di uomo, nonostante la sua complessità e le sue mille sfumature, è stata sminuita e disintegrata nei riduttivi ruoli di "consumatore", di "spettatore", di "elettore"? Come siamo diventati così passivi, di fronte alle scelte di qualcun altro, siano essi le varie corporation internazionali che sfuggono alle responsabilità di un singolo paese, oppure i nostri capi di stato che invece dovrebbero agire proprio per conto del nostro bene comune? Com'è che una scienza cosi ambiziosa, che si è patrocinata per difendere la causa del "utilizzare meno e meglio le risorse per fare vivere adeguatamente il maggior numero di persone", ha invece contribuito a mantenere lo status quo, o addirittura ad accentuare e peggiorare gli squilibri tra gruppi di persone che nel mondo non hanno accesso alle stesse possibilità di vita? È possibile che questo sistema economico in cui viviamo oggi, si possa ri-appropriare di una sua deontologia, così da permettere una maggiore etica e responsabilità nei nostri comportamenti di tutti i giorni? L'etica deontologica afferma infatti che i fini e i mezzi sono strettamente dipendenti gli uni dagli altri. Il dubbio che sorge è: il sistema in cui siamo immersi tutti i giorni si può migliorare? E ancora: visti i diversi effetti rovinosi sulla società e sull'ambiente di taluni comportamenti economici, si possono costruire delle pratiche alternative di produzione, scambio e consumo, da realizzare e che funzionino per davvero? I capisaldi economici in auge, sono compatibili con l'etica consentendo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri, senza cadere in miti ideologici, dettati da utopie, religioni o fanatismi politici? Per correggere la miopia, rovesciamo il punto di vista!

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