Resistere al TAV, le ragioni della lentezza

Valentina del movimento NO TAV, ci racconta le ragioni della lotta, l'avanzamento del cantiere, la distanza del movimento reale dall'immagine proiettata dai media

notav

di Redazione

Valentina, tu sei in Valsusa e partecipi al movimento NO TAV. La prima cosa che ti chiedo è perché vi opponete? Ovvero come si presenta il territorio oggi e come invece verrebbe trasformato dalla realizzazione dell’alta velocità?

Ciao Marina, sì, noi viviamo in Valsusa e ci opponiamo, insieme a tanti e tante altre della Valle e non solo, alla realizzazione di questo progetto che sarebbe estremamente dannoso per l’ambiente e per la gente che ci vive, anche se tante persone purtroppo ancora restano indifferenti al problema; mi riferisco ad esempio alla città di Torino (per parlare di quella che è la città più vicina), che è piuttosto difficile da coinvolgere nonostante il movimento di resistenza al TAV abbia ormai alle spalle 20 anni di lotta. I torinesi, per la maggior parte, non si rendono conto che i danni alla salute riguarderanno anche loro (leggi: le polveri sottili ed inquinanti vari nell’aria non si accontenterebbero di “galleggiare” qui in provincia..), chiaramente i danni peggiori li pagheremmo noi con l’apertura di un cantiere che diventerebbe nella pratica perenne devastando irreversibilmente il territorio, il via vai di camion e macchine da lavoro inquinanti in vario modo che transiterebbero per anni (esiste già un agghiacciante cavalcavia dell’autostrada con relativo traffico a spezzare orribilmente lo splendido panorama di Alpi e boschi ), senza contare che le formazioni geologiche delle montagne di questa zona includono anche uranio e amianto che, se la montagna dovesse essere forata e scavata, si libererebbero nell’aria, finendo quindi nei nostri polmoni, e sappiamo bene che questi due elementi sono cancerogeni. Un altro aspetto cruciale secondo me è quello dell’opposizione all’ideologia che sta dietro la costruzione del TAV che, semplificando, possiamo definire come quella dello sviluppo, una religione che ha tra i suoi dogmi anche quello di costruire/asfaltare/cementare/soffocare la natura in tutti i modi per portare una pseudo innovazione che in ultima analisi non è che stupidità e nocività. Di pari importanza, la lotta contro l’autoritarismo dello stato che vuole imporre le proprie volontà (per i propri interessi e per quelli dei pochi “fortunati” amici corrotti e mafiosi) a delle persone e comunità che vogliono autodeterminarsi nella propria bioregione e vivere liberamente secondo le proprie scelte di vita. Queste alcune delle ragioni che ci spingono a lottare e a continuare a resistere al TAV, ragioni che vengono condivise da tanti e tante in tutto il mondo, che spesso sono anche venuti a trovarci e a condividere con noi qui in Valle.

Puoi dirci come si presenta attualmente la situazione, cosa succede?

Quella che è stata per 34 giorni, fino al violento sgombero del 27 giugno [NdR: 2011] da parte delle forze armate, la Libera Repubblica della Maddalena, è adesso molto simile ad una delle colonie degli occupanti israeliani in Palestina: forze armate di vari corpi (tra cui l’esercito), mezzi blindati su tutta l’area, sorveglianza con radar e telecamere 24h/24, riflettori di notte che illuminano tutta la zona come se fosse mezzogiorno, risposta alle manifestazioni di dissenso con idranti e lacrimogeni cancerogeni il cui uso è vietato anche in guerra dalla convenzione di Ginevra e uso della tortura sui manifestanti fatti prigionieri (leggi le testimonianze di Fabiano Di Berardino sul 3 luglio), vari giri di reti intorno al fortino sormontati da filo spinato israeliano, adesso la minaccia dell’installazione di prefabbricati di cemento alti 3 metri (ricorda un po’ il muro dell’apartheid imposto da Israele?) e l’area è stata dichiarata area di interesse strategico nazionale, cioè si formalizza così lo stato di militarizzazione della Valsusa. Chiunque lo violerà, infatti, incorrerà adesso nelle conseguenze previste all’art. 682 del c.p. cioè una pena tra i tre mesi e l’anno oppure una multa da 51 a 309 euro, che andrebbero ad aggiungersi alle decine di denunce e agli arresti già piovuti sul movimento in varie occasioni.

I notiziari parlano di occupazione (o tentata occupazione) dei cantieri da parte dei manifestanti. Ma i lavori sono cominciati oppure no? Quanti cantieri sono già aperti?

In questo fortino che ti ho descritto, c’è il non cantiere, cioè non c’è alcun lavoro in corso! Gli occupanti [Valentina naturalmente non si riferisce ai manifestanti, ma a chi recinta e sorveglia le aree NdR] hanno passato l’estate ad allargare l’area e le recinzioni e a girare filo spinato e reti intorno ai nuovi territori occupati, poi all’inizio di ottobre, forse anche per far vedere che “nel cantiere si lavora” (ma sicuramente costano allo stato e quindi ai suoi contribuenti 90000 euro al giorno per ordinaria amministrazione-repressione, e anche mezzo milione di euro in una sola giornata quando decidono di dispiegare elicotteri e rafforzare il già ingente numero di forze della repressione) hanno piantato due trivelline, ribattezzate “cavatappi”, per fare dei sondaggi nel terreno per valutarne la consistenza, visto che il materiale estratto dall’eventuale escavazione della galleria del TAV sarebbe ammassato proprio nell’area della Maddalena, e questa discarica potrebbe non essere retta dal terreno sottostante, quello che sorregge il cavalcavia dell’autostrada.

I media ci mostrano spesso la cosiddetta “frangia violenta” del movimento e, nelle settimane in cui si dedicano all’argomento, parlano quasi tutti i giorni di “bollino nero”, che indica il forte rischio di episodi di violenza ad opera dei manifestanti. Qual’è il rapporto tra questa frangia e il movimento: si tratta di minoranze, di infiltrati o di episodi in cui effettivamente la situazione precipita ad opera di grossa parte dei manifestanti?

Mi è capitato, anche se fortunatamente di rado, di vedere qualche telegiornale che parlava della Valle e l’effetto che mi ha fatto è stato di terrore, nel senso che, nonostante ci viva, i servizi dei tg di regime mi hanno intimorito per un istante nei confronti di questa pericolosissima razza di folli rivoltosi disposti a tutto che sono i Valsusini. La comunicazione e l’informazione dei mass media non è distorta, è semplicemente inventata di sana pianta. Ero allo sgombero quando tanta gente si è sentita male per le centinaia di armi chimiche che ci hanno lanciato, lo stesso è accaduto il 3 luglio quando abbiamo cercato di riprenderci la Maddalena, c’ero ai presidi quando si andava alle reti a protestare contro l’occupazione e le persone ritornavano a casa intossicate, coi nasi rotti dai lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo e infradiciati dai getti violenti degli idranti e sinceramente non mi va di fare il gioco dei media su violenza-non violenza, io so solo che se mi sparano un lacrimogeno mi sembra legittimo e ragionevole presentarmi la volta dopo con la maschera anti gas, non ci sto ad essere intossicata e a subire dei danni permanenti alla salute perchè le forze della repressione possono violare impunemente le loro regole d’ingaggio e passare pure per quelli che sono dalla parte della ragione, mentre invece noi, solo perchè cerchiamo di proteggerci, dobbiamo passare per violenti, non è giusto.

Puoi raccontarci in breve quali sono state le tappe salienti della protesta? Visto che la lotta in realtà va avanti da decenni, ci potete tracciare una piccola cronologia di questa resistenza?

Nei primi anni ’90, il comitato Habitat inizia in Valsusa il coinvolgimento della popolazione sulle criticità tecniche del progetto. Altra tappa significativa sono stati gli anni ’97-’98 in cui, per una serie di sabotaggi, alcuni rivendicati con la sigla di Lupi Grigi, la questura di Torino inizia un periodo di forte repressione che porta al suicidio di due ragazzi, Sole e Baleno, e all’incriminazione per associazione sovversiva, caduta poi in cassazione, per un terzo ragazzo. Nel 2005 vengono costruiti i primi tre presidi, Borgone, Bruzolo e Venaus, con l’opposizione ai sondaggi. Alla fine di quell’anno, dopo lo sgombero violento dei presidianti di Venaus, l’8 di dicembre vengono riconquistati i terreni ottenendo il blocco dei progetti e l’apertura di un tavolo politico chiamato Osservatorio presieduto da Mario Virano, che negli anni successivi cerca di portare l’opposizione al TAV ad un livello di contrattazioni con i proponenti l’opera, senza però riuscirci. Penultimo evento significativo, una campagna di trivellazione (previste 91 trivellazioni) tra la Valsusa eTorino all’inizio del 2010, che si conclude con appena 23 trivelle posate che hanno chiuso la loro attività in tempi molto più ristretti di quelli previsti grazie all’opposizione popolare per cui sono ancora nati i presidi di Susa e Sant’Antonino, adesso smantellati. Il resto è la storia del 2011, quando il 23 maggio due camion, una con idrogetto, provano a tagliare il guard rail per aprirsi un varco autostradale sulla Maddalena. Dal quel momento, è stata messa su dal movimento No TAV la Libera Repubblica della Maddalena, il resto lo sapete già.

La primavera araba tra Libia, Siria, Egitto, Tunisia e gli Indignados spagnoli ma non solo ci hanno raccontato che qualcosa nel mondo si sta muovendo. Che questo modello capitalista, che insegue crescita esponenziale e sviluppo a beneficio di pochi e a spese di popoli, beni comuni e territori, è inaccettabile. Dalla vittoria del referendum e dalla vostra resistenza pare che molta Italia si stia unendo al coro. Tu che ne pensi?

Credo che ogni popolo e ogni comunità ricerchi le proprie modalità per essere liberi ed autodeterminarsi, personalmente sono più vicina al popolo egiziano per esempio, che sta cercando di ribellarsi dopo averlo già fatto una volta contro Mubarak, adesso contro lo Scaf, e sono vicina alla lotta e alla resistenza del popolo palestinese, oppresso dal 1948 dall’occupante israeliano.

Io sono di Napoli, e qui come sai conosciamo bene la condizione di espropriazione di un territorio ai suoi cittadini per far fronte a grandi opere (inceneritori e discariche in primis). La lotta in Valsusa, come quella in Campania, come il movimento No Dal Molin e altri non sono semplici proteste locali: sono rivendicazioni che riguardano tutto il paese (e oltre!). Secondo voi è possibile lavorare per un fronte unico e solidale, sensibilizzare tutti i cittadini al di la delle distribuzioni geografiche?

Penso di sì, agli inizi del 2007 fu formalizzato anche il Patto Nazionale di Solidarietà e Mutuo Soccorso per unire le esperienze di lotta, per solidarietà, confronto e reciproca partecipazione; più in generale credo che chi vuole fare qualcosa, trova il modo di farlo, insieme a chi magari ha già cominciato prima di lui/lei, unendosi a movimenti che hanno già esperienza o avviando nuovi percorsi, studiando ed interrogandosi sulle questioni, coltivando la curiosità verso gli eventi del mondo e nutrendo lo spirito critico, ognuno di noi realizzando la propria libera visione del mondo e cercando di realizzarla con gli altri.

Quali sono i prossimi passi per il movimento? Cosa prevedete?

Intorno all’8 dicembre, anniversario della ri-presa nel 2005 di Venaus, sono previste varie giornate di mobilitazione per riprenderci la Maddalena e magari mandare via gli occupanti, spero di vedervi numerosi e numerose lì, gli aggiornamenti si trovano sui siti notav.info e notav.eu